Che cosa è la metamorfosi? Cosa significa trasformazione? Nel corso della storia l’uomo si è sempre interessato molto a questi temi affascinanti e misteriosi, ma che si rivelano fenomeni piuttosto comuni se pensiamo che la terra è sempre in continua trasformazione, sia internamente che esternamente. Inoltre anche la stessa storia dell’umanità può essere vista come una grande metamorfosi, anche se chiamata “evoluzione” resta sempre una trasformazione. Ma particolarmente suggestive erano le metamorfosi mitologiche, nate dalle menti di autori greci e latini, che ancora oggi riscuotono successo e portano esempi di antica moralità e saggezza. Trascorrere di forma in forma. Abbandonare le sembianze usuali che, pur rassicurando, limitano il corpo e lo costringono a ciò che è noto. Trasformarsi in esseri alati per volare, in piante per non suscitare più passioni, in acqua per scorrere via…. Mutare incessantemente volto sembra essere il sogno dell’uomo, ma anche il suo incubo. La metamorfosi richiede un ripensamento di se stessi, ed esige un prezzo spesso molto alto. A volte è necessaria una metamorfosi “per fare di se stessi ciò che si è”, come direbbe Kafka, mentre in altri casi la metamorfosi è degradazione, è l’inabissarsi e lo smarrirsi dell’uomo nella dimensione bestiale e conduce ad esclusione ed isolamento. La letteratura ha esplorato l’inesauribile universo semantico della metamorfosi: Ovidio, Apuleio, Eraclito, Kafka hanno declinato nelle loro opere il tema della metamorfosi, catturandone il fascino e il mistero. Ovidio era animato dall’idea “che la legge che governa il mondo è quella dell’eterna metamorfosi, della volatilità e leggerezza delle forme, un perpetuo nascondersi dell’essere dentro l’apparire”, ed è per questo che Ovidio chiede agli dei di concedergli un canto ininterrotto, un poema unitario, in grado di tutto comprendere, capace di dare senso alle mille storie grazie alla sua organicità. Il mutare della materia non comporterà quindi un radicale mutare d’accenti. L’idea che vuole trasmettere Ovidio è quella di una concezione di natura animata, l’unione della Natura nelle sue tante sfaccettature e piccole diversità, fatta di miti divenuti materia vivente, partecipe di un tutto che si trasforma: una natura intesa come archivio di storie trascorse, dove è possibile avvertire la presenza di una creatura mitica in un albero, in una fonte, in un sasso. Per Apuleio una trasformazione non è solo un mutamento fisico, ma anche un mutamento interno all’animo dell’uomo, che alla fine trasformerà in una persona più matura e saggia di prima. Il mutamento quindi non è mai del tutto negativo, ma fa parte di un percorso necessario all’esistenza di un individuo. Eraclito intende che la realtà è uno “scorrere continuo”, come un fiume “le cui acque non possono essere toccate due volte”. Per il filosofo infatti tutto cambia continuamente e ogni cosa si trasforma in un’altra; tutto scorre (pánta rhêi), tutto è continuo divenire. Eraclito trova poi una legge, un ordine generale che tutte queste trasformazioni seguirebbero nel loro scorrere, la legge dei contrari. Ogni cosa tende a trasformarsi nel proprio contrario: il freddo nel caldo, il giorno nella notte, la vita nella morte, ma una volta diventate l’opposto le cose tendono a ritrasformarsi di nuovo nella forma iniziale, come un ciclo, ad esempio il ciclo delle stagioni, che ritornano sempre. Così se il giovane diventa vecchio e muore, lascia però dietro di sé un figlio giovane. Alla base di ogni cosa stanno quindi il contrasto e la lotta tra gli opposti e la loro sostanziale unità di fondo. Eraclito intravede nel mondo, dominato dalla tensione degli opposti, un governo superiore che è quello del Logos, della ragione universale, della legge cosmica, un governo che solo la nostra ragione è in grado di scorgere, perché i nostri sensi restano ancorati agli aspetti particolari, frammentari, delle cose.
Quello che si propone questo progetto è di proporre all’interlocutore di osservare la realtà con occhi nuovi, con lo sguardo “deformare ” ciò che vede, nel tentativo di svelare ciò che si cela dietro l’apparenza, cosicchè la mutata disposizione d’animo e di sguardo possano predisporre l’osservatore alla metamorfosi. Attraverso il gioco della scomposizione e della moltiplicazione dei punti di vista si pone in luce non solo la disponibilità della mente alla deformazione, ma anche l’assoluta mancanza di una verità assoluta, in grado di imporsi, di far valere come unica la propria prospettiva: è questo un dato importante per comprendere il senso del progetto (seguendo l’intento di Apuleio). Il tema filosofico che accompagna tutto il progetto è quello di un universo come luogo di eterna trasformazione, in cui “omnia mutantur, nihil interit” cioè “nulla perisce ma tutto si muta”
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